a casa di Cornelio, il luogo dove Dio ti precede

14 Dicembre 2008

III DOMENICA DI AVVENTO

Archiviato in: Omelie 2008 — antoniosavone @ 10:41 pm

(Is 61,1-2.10-11;  1Ts 5,16-24 ;Gv 1,6-8.19-28)
 Dio manda uomini…

     Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
     Potremmo leggere da questa prospettiva, quella degli uomini mandati da Dio, la storia dell’umanità come la storia della comunità cristiana. E perché no? Anche la nostra personale. Quasi un ritornello l’inizio del vangelo di questa III domenica di Avvento: venne un uomo mandato da Dio… Ma anche una chiave di lettura: Giovanni è il nome di tutti noi. Dio fa grazia, questo è il nostro nome e questo è ciò di cui siamo costituiti segno. Testimonianza di un Dio del gratuito. Ciascuno di noi mandato per questo.
     Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era… Abramo, Mosè,  Maria, Francesco, Chiara… Giovanni XXIII, Oscar Romero, Tonino Bello, fino a noi. La storia riletta dalla prospettiva di uomini e donne docili alle intuizioni dello Spirito e fedeli al qui e ora della loro vicenda. Tanti gli uomini e le donne mandati da Dio. Innumerevoli. I più neppure consapevoli che stavano edificando possibilità inedite anche per altri. 

per leggere il testo integrale scarica il pdf

13 Dicembre 2008

Non c’è progresso senza felicità

Archiviato in: Libri — antoniosavone @ 12:14 pm

“Il nostro pianeta è un Boeing diviso in prima classe, business class, e classe economica. Nel momento in cui precipita, muoiono tutti senza distinzione. (Pare che per i Boeing si stia progettando una prima classe a espulsione: paghi cinquantamila dollari e ti salvi).
Per me la sfida numero uno del futuro è la giustizia sociale, non è l’evoluzione della tecnica e della scienza. Tutto ciò deve essere ordinato in funzione della giustizia, perché tutti siano felici su questo pianeta. Ognuno a suo modo, è evidente, ma vi sono le condizioni perché tutti siano felici, vi sono beni materiali sufficienti e beni simbolici straordinari. La questione è la spartizione, la giustizia. È questo che manca, saper dosare giustizia e libertà”.

Frei Betto e Domenico De Masi, Non c’è progresso senza felicità, Rizzoli, 2004(Piccoli saggi [Rizzoli])

Da sociologo laico, De Masi crede fermamente nell’uomo e nelle sue potenzialità creative e considera la globalizzazione e la tecnologia opportunità di progresso e di benessere diffusi. Frei Betto, frate domenicano brasiliano, è tra i fondatori della teologia della liberazione. Da uomo di fede insiste sul divario tra mondo ricco e mondo povero e sulla necessità di una nuova prospettiva culturale per giungere davvero al riscatto del Terzo mondo. In questo dialogo serrato, De Masi e Frei Betto toccano alcuni temi cruciali – l’educazione e la scuola, il senso e il ruolo del lavoro, la giustizia sociale, l’importanza del pensiero creativo – e le loro visioni diverse forniscono ai lettori nuovi stimoli per riflettere sul nostro tempo.

9 Dicembre 2008

IN RICORDO DI SR. MERCEDE

Archiviato in: Omelie 2008 — antoniosavone @ 7:16 pm

Buona e fedele…

     Vieni serva buona e fedele… entra nella gioia del tuo Signore… sei stata fedele nel poco, ricevi autorità su molto.
     Oso pensare – secondo la promessa del Signore – che siano queste le parole con cui sr. Mercede è stata accolta tra le braccia misericordiose del Padre. Un Padre che lei ha servito alacremente e che ha voluto far conoscere in ogni modo e in ogni circostanza a chi aveva occasione di incontrare nelle sue giornate. Un Padre che ora passa lui a servirla. Me la immagino seduta alla tavola del Regno, magari ad un angolo, dove lei amava stare quando sedeva a mensa nel nostro refettorio, gioiosa di poter condividere un momento di fraternità con noi la domenica quando saliva in santuario. Me la immagino anche a protestare perché non si ritiene degna di un simile onore, che cioè sia Dio stesso a servirla.
     Buona e fedele, due aggettivi appropriati per rileggere l’esistenza di sr. Mercede. Fedele nel poco, presente a quello che la vita le chiedeva di assumere, anche se non appariscente.

per leggere il testo integrale scarica il pdf

8 Dicembre 2008

IMMACOLATA CONCEZIONE

Archiviato in: Omelie 2008 — antoniosavone @ 7:28 pm

(Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38 )
Oltre il sospetto…

     Si ricomincia, dice Dio, è dato conoscere un nuovo inizio. E ne crea anche le condizioni là dove tutto porta i segni di una fine inesorabile. Ecco il sogno di Dio, il concepire di Dio. Dio concepisce sogni, pensieri, partorisce progetti.
     Impossibile, ripete l’uomo di sempre, che si accontenta di una lettura dei fatti secondo la quale – solo perché nulla ancora appare in superficie – non è possibile che nel cuore dell’inverno il seme gettato in terra possa dischiudersi e produrre un frutto maturo.
     L’esperienza della propria personale vulnerabilità non è l’ultima parola, dice Dio.
     Il proprio limite - ripete l’uomo - è solo l’ennesima riprova che la vita dell’uomo non è degna di essere vissuta.
     Dinanzi a noi entrambi i percorsi: dare credito o diffidare, accogliere una pro-messa o arrestarsi ad un dato di fatto che sembra impedire nuove opportunità, correre il rischio o rassegnarsi.

per leggere il testo integrale scarica il pdf

7 Dicembre 2008

II DOMENICA DI AVVENTO

Archiviato in: Omelie 2008 — antoniosavone @ 2:40 pm

(Is 40, 1-5.9-11; 2 Pt 3, 8-14;Mc 1, 1-8 )
 Un nuovo inizio…

     In un clima di incertezza spesso attraversato da rassegnazione e da fuga – come forse poteva essere quello subito da Israele deportato a Babilonia –, in un contesto socio-ecclesiale come il nostro in cui ci si ritrova incapaci di progettare visioni dal respiro ampio e dove si è persa la franchezza e la freschezza evangelica e ci si misura con posizioni alquanto discutibili (cfr. la cronaca recente), l’Avvento viene a rimettere a tema la promessa di Dio. Un nuovo inizio è possibile. E non già perché magicamente le sorti si siano rovesciate ma perché Dio ridona fiducia ad un popolo che patisce la dispersione chiedendogli di attraversare il deserto forte della sua promessa, forte dell’esperienza di uno che ti ha parlato sul cuore. La sfida del deserto è permanente ed è trasversale ad ogni generazione di uomini e di credenti.
     A quel popolo Dio ha poi fatto dono del Figlio il quale si inserisce nella vicenda umana dagli inizi, non con gesti di forza né con strategie politiche ma ponendosi al passo dell’uomo, quello più debole, umilmente.

per leggere il testo integrale scarica il pdf

Aver torto

Archiviato in: Riflessioni — antoniosavone @ 2:11 pm


Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di aver avuto torto: è, infatti, un po’ come dire – in altri termini – che oggi egli è più saggio di quanto non lo fosse ieri.

Così consigliava Jonathan Swift (1667-1745), sì, il celebre autore dei Viaggi di Gulliver, in un suo scritto minore intitolato Pensieri su vari argomenti. E il suo monito merita attenzione perché il riconoscere un errore personale è un atto di per sé dovuto, eppure è tanto difficile da compiere. In agguato, infatti, c’è sempre l’orgoglio che si leva imperioso e che spinge fino al ridicolo nel tentativo di autogiustificarsi sempre e comunque. I dittatori, come è noto, “hanno sempre ragione”, con sprezzo della ragione stessa. Ma pure noi, nel nostro piccolo, sentiamo forte il desiderio di autodifesa anche quando la nostra causa è disperata. C’è, però, un’ulteriore considerazione da fare, di impronta piuttosto realistica.
La esprime un altro grande scrittore, Manzoni nei suoi Promessi Sposi: «La ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto, che ogni parte sia soltanto dell’una o dell’altro». Questa osservazione ci invita alla sobrietà anche quando siamo effettivamente nella ragione: annientare, sia pure metaforicamente, l’avversario non è mai corretto perché la pienezza e la perfezione assoluta non sono mai appannaggio della natura umana che rimane limitata. Il dialogo nasce appunto da tale consapevolezza e, quindi, diventa importante il confronto. Questo naturalmente non significa che il vero in sé non esista e sia solo soggettivo: esso è, però, distribuito – sia pure in forme e misure differenti – tra tanti. In conclusione, potremmo dire che riconoscere che talora si ha torto significa indirettamente ammettere che la verità esiste e che altre volte è proprio dalla nostra parte.

Gianfranco Ravasi

30 Novembre 2008

I DOMENICA DI AVVENTO

Archiviato in: Omelie 2008 — antoniosavone @ 7:14 pm

(Is 63,16-17.19; 64,2-7; 1Cor 1,3-9; Mc 13,33-37)
Intanto…

     Si ricomincia. Dio degli inizi, Dio dei cominciamenti è il nostro. Dio delle opportunità rinnovate. E noi ci scopriamo eterni ricomincianti con il nostro Dio.
     Inizia, infatti, un nuovo anno liturgico che accogliamo con stupore e riconoscenza perché Dio non si è ancora stancato di noi concedendoci “ancora un anno” (Lc 13,8). Un anno, del tempo cioè per imparare a riconoscere la larghezza del suo cuore e la generosità del suo perdono. Un anno, del tempo per apprendere la fiducia di Dio. Proprio di fiducia, infatti, parla Mc quando annuncia che prima della sua partenza il Signore ha affidato a ciascuno il suo compito. Dunque anche a me. Un compito per realizzare il quale mi è stato dato anche un potere, cioè un’energia, una forza, una capacità. La vita tutta come occasione per far germogliare la fiducia accordata. Quale consapevolezza mi abita della fiducia a me accordata e del compito e dell’energia a me affidati? Anche Dio dunque vive di attesa: quella di vedere esercitata la cura nei confronti dei beni a noi consegnati.
     E l’anno liturgico comincia sempre con l’Avvento… quando cioè a tema è l’attesa, non quella del Natale ma quella del suo ritorno. Tornerà, certo, alla fine della storia e non per il rendiconto ma per portare a compimento, per accordare ulteriore fiducia, maggiorata stavolta. Tornerà per rovesciare le parti: per farci mettere a tavola e per passare lui stesso a servirci (Lc 12,37). Bella l’immagine di un Dio che aumenta il credito di fiducia e che si fa servo di esistenze spese a favore di altri. Immagine di quelle che ti seducono.

per leggere il testo integrale scarica il pdf

28 Novembre 2008

Essere fedeli…

Archiviato in: Libri — antoniosavone @ 11:05 am

Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori. Se, dopo un laborioso processo che è andato avanti giorno dopo giorno, riusciamo ad aprirci un varco fino alle sorgenti originarie che abbiamo dentro di noi, e che io chiamerò Dio, e se poi facciamo in modo che questo varco rimanga sempre libero, “lavorando a noi stessi”, allora ci rinnoveremo in continuazione e non avremo più da preoccuparci di dar fondo alle nostre forze.

In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggior tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato.

Bisogna reagire, bisogna sapersi isolare da quel chiasso sterile che si diffonde come una malattia contagiosa.

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente. Essere fedeli a ogni sentimento, a ogni pensiero che ha cominciato a germogliare. Essere fedeli nel senso più largo del termine, fedeli a se stessi, a Dio, ai propri momenti migliori.

Esther o meglio Etty Hillesum è nata nel 1914 in Olanda, dove ha vissuto e scritto. Proprio poco distante da dove ha vissuto e scritto anche Anna Frank. Quando è morta, Etty aveva 29 anni. Era un freddo novembre del 1943. Era da poco arrivata ad Auschwitz.
Di lei restano i Diari (editi da Adelphi). Otto quaderni pieni d’anima. I cristiani la indicano come campione di cristianesimo. Gli ebrei come campione di ebraismo. Io credo che avrebbe preferito essere semplicemente segno della più profonda irriducibile umanità.

Etty HillesumDiario (1941-1943), Adelphi Milano

Scuola della Parola (3)

Archiviato in: Scuola della Parola 2008_09 — antoniosavone @ 10:28 am

Tutto io faccio per il Vangelo… (1Cor 9,22-23)
Prima della creazione del mondo…

27 novembre 2008

     All’inizio della vocazione/rivelazione di Paolo l’incontro personale con Gesù Cristo. Una figura che si è fatta improvvisamente presente, quel giorno sulla via di Damasco, quasi un’irruzione che lo aveva disarcionato fino a prendere ogni giorno di più possesso della sua stessa vita. Una seduzione che gli aveva cambiato l’esistenza, il tesoro per il quale valeva davvero la pena di dare tutto quello che aveva e di fronte al quale ogni altra cosa era ritenuta spazzatura.
     Paolo è letteralmente preso da Cristo Gesù (Fil 3,12). Attraverso di lui una consapevolezza nuova comincia ad abitarlo: quella di essere amato, benedetto ancor prima della creazione del mondo.
    L’iniziativa di Dio sulla via di Damasco dischiude per Paolo una diversa comprensione delle cose: la vita cristiana non consisterà nel fare qualcosa per Dio, nel donare qualcosa a Dio, ma nell’aprirsi ad accogliere un dono e a rispondervi con un’esistenza segnata dalla gratuità. Quella logica ascendente religiosa-sacrificale è stata ribaltata da quel movimento divino che abbiamo imparato a leggere come kènosi, come abbassamento e come donazione, che non esige contraccambi e tantomeno è finalizzato a suscitare un sentimento di reciprocità. Gv 3,16, in quel dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, aveva affermato: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna”.

per leggere il testo integrale scarica il pdf

23 Novembre 2008

Sognare…

Archiviato in: Riflessioni — antoniosavone @ 8:38 pm

 in_the_evening____by_wwwest

Capacità di sognare: siamo, come dice un sociologo latino americano, Ruben Alves, “figli del domani”. Chiamati continuamente a superare il muro dell’impossibile per guardare oltre (contemplazione) e riprendere la nostra vita presente vivendo “la nostalgia del domani”. Cercando di costruire, a partire dai nostri comportamenti, il mondo diverso che immaginiamo.

“Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”
Don Lorenzo Milani

“L’uomo ha continuato ad evolversi mediante atti di disobbedienza.Non soltanto il suo sviluppo spirituale è stato reso possibile dal fatto che nostri simili hanno osato dire di no ai poteri in atto in nome della propria coscienza e della propria fede, ma anche il suo sviluppo intellettuale è dipeso dalla sua capacità di disobbedire. Se la capacità di disobbedire ha segnato l’inizio della storia umana, può darsi benissimo che l’obbedienza ne provochi la fine.”

« Pagina PrecedentePagina Successiva »

Blog su WordPress.com.