a casa di Cornelio, il luogo dove Dio ti precede

13 Dicembre 2008

Non c’è progresso senza felicità

Archiviato in: Libri — antoniosavone @ 12:14 pm

“Il nostro pianeta è un Boeing diviso in prima classe, business class, e classe economica. Nel momento in cui precipita, muoiono tutti senza distinzione. (Pare che per i Boeing si stia progettando una prima classe a espulsione: paghi cinquantamila dollari e ti salvi).
Per me la sfida numero uno del futuro è la giustizia sociale, non è l’evoluzione della tecnica e della scienza. Tutto ciò deve essere ordinato in funzione della giustizia, perché tutti siano felici su questo pianeta. Ognuno a suo modo, è evidente, ma vi sono le condizioni perché tutti siano felici, vi sono beni materiali sufficienti e beni simbolici straordinari. La questione è la spartizione, la giustizia. È questo che manca, saper dosare giustizia e libertà”.

Frei Betto e Domenico De Masi, Non c’è progresso senza felicità, Rizzoli, 2004(Piccoli saggi [Rizzoli])

Da sociologo laico, De Masi crede fermamente nell’uomo e nelle sue potenzialità creative e considera la globalizzazione e la tecnologia opportunità di progresso e di benessere diffusi. Frei Betto, frate domenicano brasiliano, è tra i fondatori della teologia della liberazione. Da uomo di fede insiste sul divario tra mondo ricco e mondo povero e sulla necessità di una nuova prospettiva culturale per giungere davvero al riscatto del Terzo mondo. In questo dialogo serrato, De Masi e Frei Betto toccano alcuni temi cruciali – l’educazione e la scuola, il senso e il ruolo del lavoro, la giustizia sociale, l’importanza del pensiero creativo – e le loro visioni diverse forniscono ai lettori nuovi stimoli per riflettere sul nostro tempo.

28 Novembre 2008

Essere fedeli…

Archiviato in: Libri — antoniosavone @ 11:05 am

Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori. Se, dopo un laborioso processo che è andato avanti giorno dopo giorno, riusciamo ad aprirci un varco fino alle sorgenti originarie che abbiamo dentro di noi, e che io chiamerò Dio, e se poi facciamo in modo che questo varco rimanga sempre libero, “lavorando a noi stessi”, allora ci rinnoveremo in continuazione e non avremo più da preoccuparci di dar fondo alle nostre forze.

In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggior tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato.

Bisogna reagire, bisogna sapersi isolare da quel chiasso sterile che si diffonde come una malattia contagiosa.

Essere fedeli a tutto ciò che si è cominciato spontaneamente, a volte fin troppo spontaneamente. Essere fedeli a ogni sentimento, a ogni pensiero che ha cominciato a germogliare. Essere fedeli nel senso più largo del termine, fedeli a se stessi, a Dio, ai propri momenti migliori.

Esther o meglio Etty Hillesum è nata nel 1914 in Olanda, dove ha vissuto e scritto. Proprio poco distante da dove ha vissuto e scritto anche Anna Frank. Quando è morta, Etty aveva 29 anni. Era un freddo novembre del 1943. Era da poco arrivata ad Auschwitz.
Di lei restano i Diari (editi da Adelphi). Otto quaderni pieni d’anima. I cristiani la indicano come campione di cristianesimo. Gli ebrei come campione di ebraismo. Io credo che avrebbe preferito essere semplicemente segno della più profonda irriducibile umanità.

Etty HillesumDiario (1941-1943), Adelphi Milano

14 Novembre 2008

IL RACCONTO

Archiviato in: Libri, Poesie — antoniosavone @ 6:45 pm

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Solo uomini
cui non toccò mai
l’avventura di amare
né il brivido
d’innamorarsi
oseranno dire
sempre uguale, monotono,
il racconto misterioso
del torrente dei monti.

Angelo Casati

3 Novembre 2008

L’ottavo giorno della settimana

Archiviato in: Libri — antoniosavone @ 8:05 am

Amare e morire derivano dallo stesso sapere, vanno di pari passo. Si tratta di due bagliori che formano un unico fuoco, ed è probabilmente per questo che amiamo così poco, così male: bisognerebbe che acconsentissimo alla nostra disfatta. Occorrerebbe perdere e rinunciare a tutto, anche ai guadagni di tale perdita. Soltanto con l’amore – la delicatezza d’una mano, la lentezza di una voce o il tormento d’uno sguardo – ogni cosa, tutto, ritrova il suo posto nel centro deperibile di se stessa: l’eternità è la parte più friabile del corpo.[...] E’ nell’abbandono che diventiamo principi, e nel fulgore di morire che scopriamo il più nobile fulgore dell’amore.

Christian Bobin

L’ottavo giorno non è un tempo, ed è tuttavia “il tempo” sempre tacitamente presente, necessario a vivere il senso di un frangente che è vita, la più fonda, la più vera. Parallelo al silenzio, contiene tutto l’ineffabile, ma insieme avvolge ogni parola, la sua anima, ogni evento, ogni passaggio. L’ottavo giorno è la fine, la consumazione, la trasfigurazione, e insieme il principio, l’origine, la bellezza e l’incanto, la pienezza e il vuoto che la fa risaltare.

Christian Bobin, dal libro L’ottavo giorno della settimana, edizione Servitium 2008

19 Ottobre 2008

L’uomo che cammina

Archiviato in: Libri, Uomini e profeti — antoniosavone @ 4:49 pm

L’uomo che cammina
è quel folle
che pensa che si possa assaporare
una vita così abbondante
da inghiottire perfino la morte.

Coloro che ne seguono le orme
e credono che si possa restare eternamente vivi
nella trasparenza di una parola d’amore,
senza mai smarrire il respiro, costoro
sono forzatamente considerati matti

“Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato”.

“Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine”.

“Quello che sostengono è inaccettabile. La loro parola è folle e tuttavia cosa valgono altre parole, tutte le altre parole pronunciate dalla notte dei secoli? Cos’è parlare? Cos’è amare? Come credere e come non credere?
Forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.

L’uomo che cammina di Christian Bobin, un libro che parla di Cristo senza mai nominarlo e che quindi parla inequivocabilmente di Lui, ma allo stesso tempo di ognuno di noi.
Christian Bobin è nato nel 1951 a Le Creusot (Borgogna). Poeta apprezzato per la lievità della scrittura e la profondità delle tematiche, ha ricevuto in Francia diversi premi letterari. In italiano ha finora pubblicato Francesco e l’Infinitamente Piccolo (San Paolo 1994), La donna che sarà (Archinto 1995), Più viva che mai (San Paolo 1998).

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