(Gen 15,1-6; 21,1-3; Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40)
Alla scuola dell’oltre…
A ridosso del Natale la liturgia ci porta alla scuola della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Una scuola a tutta prima non comune. E non già per la singolarità degli elementi che la compongono quanto per quello di cui questo nucleo familiare è costituito segno.
Chi volesse guardare alla famiglia di Nazaret come a una sorta di ultima spiaggia per far fronte alla crisi che attraversa le nostre famiglie si troverebbe non poco spiazzato. Non si presta a visioni oleografiche la famiglia di Nazaret: perciò guai ad accostare il messaggio biblico secondo una interpretazione del tutto funzionale ad una simile visione. Quello che la Parola ci dice di questa famiglia coincide poco con quel quadretto di intimità che ci viene in mente quando pensiamo ad una famiglia unità. È sempre così: la Parola di Dio “non è una parola assertiva ma rivelativa, non definisce ma illumina”.
Continuamente attraversata da una spada questa famiglia. Quel Figlio è stato segno di contraddizione anzitutto per Maria e Giuseppe. Ancor prima di venire al mondo. Si sono trovati continuamente sollecitati ad un superamento, anzitutto quello di un loro progetto personale che probabilmente non aveva chissà quali pretese ma nondimeno era il loro.
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